• Matteo Furlan

CIMA GRANDE DI LAVAREDO, VIA NORMALE

Aggiornato il: 22 apr 2019

Ho conosciuto Costanza quest’anno durante un corso di scialpinismo. Parlandoci assieme ho colto che fosse attratta anche dal mondo più verticale, anche se finora non ci si era mai cimentata. Lei è tenace e in gamba, non si fa troppi problemi a lanciarsi in nuove sfide (o impresette, come le chiama lei), quindi dopo qualche giornata in palestra ed un paio di giornate di falesia assieme colgo il suo entusiasmo e capisco che è pronta per la sua prima via alpinistica: la Cima Grande di Lavaredo, uno dei simboli delle Dolomiti e famosa in tutto il mondo. Ci sono molte incognite in gioco, la lunghezza dell’itinerario, le calate in corda doppia, l’esposizione di alcuni tratti.. Ma lei sembra più preoccupata dalla levataccia che dalla scalata in sé, buon segno!

La giornata è perfetta! Sole, temperatura ideale, ottima visibilità, un po’ di brezza mattutina ma che presto sparisce; dopo aver terminato l’avvicinamento e aver preso confidenza con la progressione in conserva inizia qualche piccolo e breve tratto di arrampicata un pizzico più impegnativo, ma nulla che la impensierisca.

Ci troviamo così al tratto chiave della scalata, che prevede alcuni tiri fino al IV grado. Recuperando la corda dalla sosta sento che mi lancia qualche maledizione per stare scalando con le scarpe da avvicinamento su questi tratti, ma in realtà sale veloce e ben presto ci troviamo alla cengia mediana, che segna la fine del tratto più verticale ed impegnativo. C’è un piccolo saltino orizzontale da fare tra due massi, penso sia un ottimo posto per scattarle una foto molto particolare e suggestiva così attrezzo una sosta poco dopo e inizio a recuperarla: mai avrei pensato che sarebbe stato per lei psicologicamente la parte impegnativa di tutta la giornata. Dopo qualche inziale imprecazione passa senza alcun problema e siamo ormai lanciati verso la cima!

Il panorama da questa cima è sempre mozzafiato, ti senti quasi di poter controllare qualunque cosa da quassù! Siamo in perfetto orario sulla tabella di marcia e quindi ci concediamo una bella e meritata pausa, consci di essere comunque solamente a metà del nostro viaggio. Perché si sa che gli incidenti in montagna possono sempre capitare e purtroppo spesso accadono in discesa quando si cala la concentrazione. Non è il nostro caso comunque, Costanza si impratichisce presto delle calate in corda doppia e dopo le prime in cui gestivo io la sua discesa inizia a diventare autonoma e autosufficiente!

E così ci ritroviamo al rifugio Auronzo, dove una birra non si nega mai! Grande Costanza che come prima esperienza alpinistica si è guadagnata una delle vette più ambite delle Dolomiti!